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Obiettivi - Regaliamo un sorriso a
chi non ce l’ha
Ormai da tempo è manifesto che nell’ambito sociale,
lo stato di benessere generale sia imprescindibilmente legato e
dipendente dall’assenza di malattie a livello orale. Ragion
per cui rispettare il cavo orale con una corretta igiene, una alimentazione
bilanciata, nonché visite periodiche di controllo, presso
il proprio odontoiatra costituiscono atteggiamenti di enorme importanza
non solo a livello individuale ma anche dal punto di vista educativo.
Apprendere sin dall’infanzia, le giuste abitudini necessarie
a proteggere la propria salute è importante per ognuno, ma
fondamentale per coloro che sono affetti da malattie che compromettono
lo stile di vita.
È dunque basilare da parte dei genitori, insegnare ai propri
figli, sin da piccoli, come comportarsi quotidianamente rispetto
alla propria salute orale impartendo loro che l’igiene orale
è una pratica di routine dell’igiene personale come
lavarsi il viso. Nelle famiglie in cui siano presenti persone diversamente
abili è assolutamente necessario che chiunque accudisca tali
individui conosca i principi di base per poter preservare l’incolumità
della salute del proprio caro.
La persona diversamente abile ha diritto
ad una masticazione funzionale, ad un’alimentazione corretta,
ad una digestione meno faticosa, ed infine ad un aspetto estetico
migliore.
Negli ultimi decenni si è diffusa la comune consapevolezza
che le persone affette da malattie degenerative, vengono troppo
spesso trascurate e non servite dal punto di vista sanitario come
il caso esige, per la delicatezza e difficoltà delle operazioni
che, oltre a necessitare di personale preparato, richiedono la presenza
di un’equipe specializzata.
Tale personale e tali strutture sono però quasi impossibili
da individuare negli studi privati e per tale ragione nasce la S.I.O.H.
il cui intervento ha lo scopo finale del benessere e della conservazione
della salute dei “meno fortunati”, garantendo il raggiungimento
di uno stato di equilibrio e di benessere psichico per tutti coloro
che affetti da enormi sofferenze non ne meritano altre.
Handicap
e cavo orale
 
Sarah e Massimiliano
hanno in comune un simpatico sorriso, entrambi esprimono allegria.
Purtroppo la salute del cavo orale di Massimiliano è
molto precaria. La carenza di strutture odontostomatologiche
per pazienti disabili costituisce un aggravamento delle loro
condizioni di salute. Si arriva al limite di assistere il
disabile soltanto in casi di emergenza, perché spesso
non si capisce o si sottovaluta la sintomatologia in rapporto
al quadro generale; per questo motivo, quasi sempre, l’unico
intervento è quello mutilante. |
La
prestazione odontoiatrica mira al mantenimento, alla prevenzione
od al recupero della salute del cavo orale e quindi al mantenimento,
al miglioramento o al recupero della validità della persona.
Non ha senso parlare distintamente di integrità e di salute
del cavo orale e di salute o validità della persona. La salute
della bocca e dei denti può avere un grande rilievo nei riguardi
della stessa normalità, dello sviluppo psico-emotivo individuale
poiché si riflette sulla funzione estetica e in generale
sulla validità e sulla vita di relazione della persona (funzione
di masticazione, di alimentazione e nutrizione, funzione gustativa,
fonatoria, ecc.). La salute del cavo orale è, dunque, indissociabile
dal concetto di salute generale, inteso come stato di benessere
psicofisico, di equilibrio. Nel bambino questa condizione è
essenziale per garantire un’armonica crescita psicosomatica,
e per questo motivo va tutelata.
Tutto ciò vale ancora di più per i bambini handicappati,
soggetti di età compresa tra 0 e 18 (talvolta 21) anni di
età che a causa di menomazioni psichiche e/o fisiche di diversa
gravità non possono svilupparsi senza l’ausilio di
una specifica assistenza.
L’individuo portatore di handicap ha maggiori difficoltà
rispetto ad altri nel realizzare i suoi legittimi obiettivi di inserimento
nella vita familiare, sociale e lavorativa e di autonomia personale.
Purtroppo, la salute dei denti nei minorati è spesso reputata
marginale e scarsamente rilevante rispetto alla «centralità»
dei deficit motori o mentali dai quali essi sono affetti: si associa
così ad una minorità uno svantaggio.
Attualmente, dal punto di vista stomatologico si arriva al limite
di assistere il disabile soltanto in casi di emergenza, perché
spesso non si capisce o si sottovaluta la sintomatologia in rapporto
al quadro generale; per questo motivo, quasi sempre, l’unico
intervento è quello mutilante. Tutto questo è ingiusto,
considerando che le tecniche per una buona pratica odontoiatrica
sono le stesse sia per il paziente handicappato che per l’individuo
normale; solo nella pratica clinica si dovrebbero notare delle differenze,
ed inoltre, più frequentemente nel grado che nella forma.
Durante l’ultimo decennio, le scienze odontoiatriche si sono
arricchite di nuove cognizioni sia nelle basi scientifiche che nelle
procedure cliniche; visto che l’odontoiatria è la stessa,
è assurdo che una porzione della popolazione non benefici
neanche delle conoscenze più elementari. Il problema riveste
aspetti sociali e assistenziali di vasta portata che la società
deve risolvere.
Il problema è serio: la carenza di strutture medico-sociali
costituisce per gli handicappati un aggravamento delle loro condizioni.
È auspicabile che si arrivi, entro un tempo ragionevole,
a realizzare un programma i cui obiettivi attenuino almeno in parte
le sofferenze di questi soggetti e delle loro famiglie, attivando
strumenti che estendano in modo capillare l’assistenza in
senso preventivo e terapeutico.
Eziologia e classificazione
delle principali forme nosologiche
Il bambino handicappato, secondo
la definizione della S.IO.H., è colui che per malattie sistemiche
o deficit psicofisici presenti crea delle difficoltà operative
all’odontoiatria e necessità pertanto di metodiche
di approccio di modalità di intervento, di tempi di lavoro
differenziati rispetto a quelli della normale attività di
routine.
• Con il termine «handicap»
si indicano i disturbi di base fisiologici, anatomici o psicointellettivi.
• Con il termine «disabilità» si indicano
i disordini funzionali o comportamentali che le menomazioni impongono
al soggetto.
Ai fini dell’erogazione
dell’assistenza odontoiatrica si impone una prima differenziazione
basata sull’aspetto comportamentale e sul presunto livello
di collaborazione prestata dal disabile nel corso della seduta terapeutica.
Gli handicappati sono infatti suddivisi in collaboranti e non-collaboranti.
Per i portatori di handicap collaboranti, l’assistenza odontoiatrica
può essere effettuata mediante procedimenti di ordine psicologico
(Tender Loving Care), che li rendono psichicamente e fisicamente
disponibili al comune trattamento ambulatoriale. Per i non-collaboranti,
si rendono indispensabili metodi di cura differenziati che richiedono
necessariamente ambienti e attrezzatura speciali.
Macroglossie, salivazioni abnormi, spasmi muscolari diffusi, movimenti
imprevedibili del capo, della bocca, della lingua, pur non costituendo
sempre ostacoli insormontabili se affrontati opportunamente, creano
tuttavia grosse difficoltà sia per il paziente che per l’operatore.
Classificazione dei vari
tipi di handicap ai fini del trattamento odontostomatologico
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Paziente
collaborante |
Sotto il profilo odontoiatrico
l’handicappato è un paziente come tutti gli altri perché
le patologie dento-parondontali che può sviluppare sono esattamente
le stesse. Frequentemente, però, la presenza di menomazioni
psico-intellettive o della motricità rendono difficoltosi
l’igiene orale e il trattamento ambulatoriale. I pazienti
con handicap vanno quindi sottoposti, come già visto, ad
una prima distinzione in collaboranti e non-collaboranti.
- Soggetti collaboranti:
sono pazienti che presentano una completa disponibilità psichica
al comune trattamento ambulatoriale. Essi vanno però valutati,
caso per caso, in base alla natura e alla gravità delle patologie
di cui sono affetti.
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Paziente
non collaborante |
- Soggetti non collaboranti:
sono pazienti che presentano una indisponibilità (psichica,
psico-fisica, o fisica) relativa o assoluta al trattamento ambulatoriale.
Il paziente non collaborante, di solito, deve essere curato in narcosi.
La classificazione
che segue è basata sulla valutazione di due parametri: l’eziologia
e le forme cliniche.
1. Soggetti con insufficienza motoria;
2. Soggetti con deficit mentale;
3. Soggetti psicopatici;
4. Soggetti autistici;
5. Soggetti affetti da disturbi convulsivi;
6. Bambini «difficili», caratteriali.
7. Altre menomazioni e/o infermità.
Le notizie raccolte sulla cartella
clinica del paziente ci permettono di elaborare un giudizio diagnostico
e un corretto programma di intervento, che dovrà essere spiegato
dettagliatamente ai familiari. In effetti il piano di trattamento
deve basarsi certamente sulla patologia orale esistente da curare;
ma deve altresì far riferimento al grado di collaborazione
del paziente e della sua famiglia; in caso contrario non si parlerebbe
più di odontoiatria speciale ma di odontoiatria pura. La
collaborazione del paziente è influenzata da molteplici fattori,
tra i quali abbiamo la paura, l’ansia e l’angoscia.
Ora, l’angoscia rappresenta già uno stato patologico
che richiede il ricorso all’anestesia generale, però
la paura e l’ansia possono essere vinte facilmente seguendo
un protocollo d’approccio. La collaborazione, purtroppo, dipende
anche dalla capacità del paziente di mantenere ferma la testa
o aperta la bocca e ciò significa nella più parte
dei casi che non riescono a controllare i movimenti inconsueti e
distonici, dover chiedere il consenso per l’uso dell’apribocca
e per la contenzione; in questo ultimo frangente viene assai utile
ricorrere all’aiuto dei familiari, per quanto la loro presenza
renda l’atmosfera meno serena e più tesa per tutti
quanti.
Rapporto tra prevenzione
odontoiatrica e strutture
L’educazione
sanitaria e la prevenzione sono necessarie per ogni individuo, ma
per il soggetto handicappato sono addirittura indispensabili, perché
con una adeguata alimentazione, una igiene appropriata ed opportuni
controlli, si potrebbe limitare notevolmente l’intervento
del dentista. Una valida manutenzione della salute orale consentirà
al disabile di conservare i propri denti, che oltre a permettergli
di fruire di uno dei pochi piaceri a lui concessi, quello di alimentarsi,
contribuisce a migliorare il suo aspetto estetico, permettendogli
una discreta vita di relazione.
Gli handicaps vanno valutati in termini sociali; un handicap è
tanto più serio quanto più invalidante è la
menomazione, quanto minore è l’autonomia e la capacità
del soggetto di provvedere a se stesso e più difficile la
posizione nella comunità e nella famiglia, quanto più
intensa dev’essere l’assistenza educativa, formativa,
sanitaria da parte della società. Il crescente impegno medico
e sociale verso gli handicappati stimola anche lo stomatologo, in
collaborazione con altre figure di sanitari, psicologi e assistenti
sociali, a programmare forme di prevenzione della salute orale e
di trattamento odontoiatrico efficaci ed adeguati a questi particolari
pazienti.
Il trattamento odontoiatrico degli handicappati comporta problemi
inusuali nei soggetti non collaboranti.
I gravi handicappati psichici e, più in generale, tutti gli
handicappati non collaboranti dal punto di vista odontoiatrico tendono
a sviluppare tutto lo spettro delle più comuni patologie
dento-parodontali in forma molto più grave rispetto agli
handicappati nei quali gli interventi dentistici ambulatoriali e
le comuni pratiche di igiene orale siano agevoli. Specie se genitori
e assistenti socio-educativi non sono adeguatamente responsabilizzati,
lesioni cariose e frequenti parodontiti connesse ad uno sviluppo
incontrollato della placca batterica, tendono ad accompagnare questi
pazienti; anche la riabilitazione protesica di questi sfortunati
soggetti si presenta di sovente, problematica. Tra i portatori di
menomazioni psico-intellettive e di gravi disturbi neuromuscolari
sono, inoltre, nettamente più frequenti anche alcune patologie
particolari quali malformazioni facciali, gengiviti iperplastiche
da causa medicamentosa, traumatismi dentali e ferite del viso.
Gli handicappati con severi deficit psichici e della vita di relazione
costituiscono, quindi, tra tutti i disabili, una categoria ulteriormente
svantaggiata che dovrebbe poter fare, pertanto, affidamento su apposite
strutture odontoiatriche di tipo ospedaliero e, ancor prima, su
misure preventive pianificate ed efficienti. L’unica possibilità
di attuare un serio programma preventivo è basata sul coinvolgimento
di tutte le persone che accudiscono il minorato, specie se non è
capace di autogestire la propria salute orale: educatori, assistenti
sociali e familiari o comunque tutti coloro che, vivendo a contatto
con lui, ne godono la fiducia. Preparando
e responsabilizzando queste persone, si otterrà, oltre ad
una buona esecuzione dell’igiene, un assiduo controllo delle
condizioni oro-dentali nei periodi di intervallo tra le visite specialistiche
che dovrebbero essere effettuate almeno tre volte l’anno.
Il riuscire a stimolare la coscienza del problema soprattutto nei
genitori è garanzia di risultati soddisfacenti e soltanto
la delicatezza, la perspicacia e la sensibilità dell’operatore
possono affrontare e superare l’ansia, le angosce e i sensi
di colpa che, a volte, irrazionalmente coinvolgono i genitori di
questi ragazzi. A questi fini sarebbe opportuno programmare degli
incontri periodici con tutte le persone che circondano l’handicappato,
coinvolgendo anche il soggetto ritenuto collaborante, cercando di
interessarlo, mediante esemplificazioni pratiche e di facile comprensione,
al vantaggio che gli deriverà da un’accurata pulizia
dei denti.
L’affidare uno spazzolino in mano ad un bambino sub-normale,
non vuol dire pretendere da lui l’optimum ma è un mezzo
per instaurare un nuovo rapporto tra paziente e operatore, perché
da questo incarico di fiducia il bambino trarrà psicologicamente
beneficio. A questo gruppo di disabili si potrà insegnare
ad usare correttamente lo spazzolino, che dovrà avere un’impugnatura
adatta a seconda delle possibilità prensili del minorato.
Le persone che circondano il bambino handicappato, oltre alle tecniche
di spazzolamento, dovrebbero acquisire nozioni di prevenzione odontoiatrica
ed essere messe in condizione di saper riconoscere i principali
segni di alterazione patologica, ma prima ancora essere capaci di
avere accesso alla bocca del bambino. E da considerare che la bocca
è la prima parte del corpo usata come mezzo di comunicazione
con il mondo esterno. Attraverso essa il bambino si alimenta, esprime
con i suoi sorrisi i suoi stati d’animo; la bocca è
oggetto di attenzione da parte dei genitori per la comparsa dei
primi dentini. Tutto
questo le fa assumere un preciso significato simbolico, che nell’handicappato
diventa ancor più importante, essendo spesso la bocca, l’unico
organo di gratificazione in un corpo maltrattato dalla natura. Pertanto
l’intervento su di essa costituisce un atto di violenza che
per l’handicappato può assumere un significato punitivo
non motivato. È quindi una forma di difesa il serrare le
labbra e opporre una forte resistenza a farsi esaminare la bocca,
e non soltanto dallo specialista ma anche dalla stessa madre. Bisogna
sottolineare l’assoluta necessità di istituzioni con
personale specializzato in grado di garantire assistenza odontoiatrica
principalmente in termini preventivi e quindi terapeutici. È,
comunque, ovvio che, indipendentemente dallo strumentario e dalle
metodiche, sarà la persona che più assiduamente accudisce
il minorato, sia esso parente o educatore, e che quindi gode della
sua fiducia, ad ottenere il miglior risultato. Gli incontri con
i genitori o il personale di assistenza sono di fondamentale importanza:
essi hanno lo scopo di insegnare nuovi accorgimenti, di ascoltare
problemi eventualmente insorti e di eseguire manovre pratiche, in
presenza del personale dentistico; rientra nel programma degli incontri
anche il fornire utili consigli al fine di equilibrare e razionalizzare,
nei limiti del possibile, la dieta alimentare.
La
figura idonea a svolgere il ruolo dell’educatore ai fini della
salute del cavo orale, è l’igienista, coadiuvata dall’assistente
sociale e/o psicologo che fa da tramite tra le varie istituzioni,
l’ambiente familiare ed i centri di consultazione preventiva
e terapeutica. Spetterebbe in ogni caso all’igienista segnalare
tutti i casi che presentino sospette lesioni cariose, alterazioni
patologiche delle gengive, deformazioni e anomalie di posizione
dei denti, sottoponendoli a visita specialistica in appositi centri
attrezzati.
Il paziente disabile è in ogni caso un paziente a rischio;
gli interventi di prevenzione primaria vanno effettuati in ogni
caso, a prescindere dal grado di collaborazione e in considerazione
anche del fatto che un trattamento preventivo può risultare
spesso l’unico trattamento possibile.
La somministrazione del fluoro è la prima cosa che va organizzata
con le persone che tutelano la salute del bambino disabile. C’è
poi l’igiene dentale ed alimentare che va insegnata dai professionisti
e mantenuta dai parenti secondo regole stabilite. È anche
molto importante cercare di controllare le abitudini viziate (dito
in bocca, maniera di dormire, vizi posturali, ecc.). I bambini con
handicap sono bambini speciali e per loro occorrono cure speciali
per la tutela e la difesa della salute.
La collaborazione dell’educatore, genitore o assistente sociale
deve essere attenta e costante anche se l’aspetto odontoiatrico
ed alimentare viene spesso trascurato nella situazione di emergenza
che deve essere affrontata.
Occorrono una serie di conoscenze, riflessioni e conclusioni per
acquisire la convinzione che difendendo la salute della bocca nei
bambini minorati si può offrire loro una dentatura sana e
ben tenuta, ma anche un sorriso per la vita più sereno e
più gradevole.
SIOH - Società
Italiana di Odontostomatologia per Handicappati - Delegazione Calabria
Per una vostra donazione: |
c/c postale N° 17648874
intestato a SIOH Delegazione Calabria - Paola |
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