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Attività
- Educazione Igiene Orale
[Prevenzione
- Cura - Mantenimento
-
Educazione Igiene Orale - Educazione
Alimentare - Attività Sociale]

- L’igienista dentale
Requisiti dell’igienista dentale
Collaborazione del paziente
disabile durante il trattamento di igiene
- L’igienista dentale -
Possiede il titolo di studio in igiene dentale.
L’igienista dentale che opera nel settore odontoiatrico rivolto
ai soggetti disabili è una figura primaria perchè
ha compiti sia di cura delle patologie gengivali (coadiuvando l’odontoiatra)
sia dell’educazione al mantenimento delle prestazioni effettuate
con Ia prevenzione primaria e secondaria. Per affrontare le sedute
di igiene orale professionale di questi soggetti e condurle con
efficacia sono indispensabili buona competenza scientifica e una
buona dose di esperienza di lavoro alla poltrona. II trattamento
che si riesce ad eseguire su questi soggetti è spesso molto
limitato, ma il risultato deve sempre essere comunque Ia sintesi
consapevole ed abile di un protocollo globale che ben si conosce:
niente deve essere lasciato al caso
ed aII’improvvisazione. L’igienista deve possedere requisiti
personali importanti: assoluta calma e pazienza, gentilezza. disponibilità
totale, sensibilità, serenità, allegria, controllo
emotivo, rispetto della dignità del disabile, coerenza, consapevolezza
e conoscenza del grado di handicap, fantasia, inventiva, ingegnosità,
umiltà. In conclusione, Ia prestazione dell’igienista
deve essere una forma di “tender loving care”, espressione
anglosassone con Ia quale si intende il saper curare con amorevole
tenerezza, ma con fermezza e chiarezza di obiettivi.
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Requisiti
dell’igienista dentale
Anche se Ia mancanza di collaborazione vanifica
la possibilità di applicazione totale dei protocolli, I’abilità
dell’operatore professionista riesce a circoscrivere in una
frazione di tempo e di collaborazione una prestazione comunque finita
a Ia cui interruzione o parziale esecuzione non costituiscano danno
per il paziente.
Dopo che si è presa visione
del caso dal punto di vista anamnestico, è indispensabile
stabilire un contatto costruttivo con il tutore che accompagna il
disabile, con il genitore o l’assistente dell’istituto
di appartenenza: da loro si possono ricevere informazioni preziose
sulle reali capacità di collaborazione e comprensione del
paziente, indipendentemente da come appare e da quanto scritto in
cartella. Dal momento che essi vivono a contatto quotidiano e assistono
i pazienti nelle principali funzioni vitali, ricreative e lavorative,
sanno fornirci informazioni su quanto è possibile chiedere
loro e quanto possono e devono darci.
Controllo
emotivo
Un eccessivo coinvolgimento emotivo da parte deIl’operatore
è sicuramente limitante e annullante, al punto da vanificare
I’approccio. Stati d’animo quali:
- stupore,
- paura,
- rifiuto,
- commozione,
- tenerezza,
- impotenza,
- impazienza,
- emozioni intensissime,
sono
inevitabili al primo impatto, ma sono superabili nel tempo: dobbiamo
imparare a non farci coinvolgere troppo nel problemi di questi pazienti,
in quanto possono solo pregiudicare l’efficacia del nostro
intervento.
Bisogna accostarsi ad essi con tenerezza, ma senza partecipare troppo
delle loro sofferenze. Questa è Ia formula vincente per farsi
accettare ed essere efficaci.
Non bisogna dimenticare che il confine tra emozione, tenerezza,
coinvolgimento e pietismo è molto sottile: non si deve rischiare
di ferire, con un sentimento deleterio come il pietismo, Ia dignità
di chi si ha di fronte che, se ha sufficiente capacità di
captare questo sentimento negativo (non percepibile da porte di
chi lo prova), ne ha altrettanta per rimanerne ferito.
La pietà è sempre un sentimento negativo, da evitare,
poiché da una parte paralizza e vanifica gli intenti dell’operatore,
dall’altro mortifica Ia persona che ne è oggetto.
Non sottovalutiamo mai il potenziale comprensivo e Ia sensibilità,
spesso nascosti dall’incapacità di comunicazione verbale
o gestuale del paziente disabile. Impariamo umilmente a scoprire
questi potenziali nascosti, attraverso una frequentazione più
assidua di questi soggetti (per esempio lavorando negli istituti
specializzati) e attraverso gli insegnamenti preziosi e l’esempio
del loro assistenti ed operatori.
“Controllo emotivo” significa anche essere preparati
a reazioni inaspettate e saperle affrontare: le emergenze possono
capitare in qualsiasi momento, senza preavviso e predicibilità,
e con qualsiasi paziente; se non c’è controllo emotivo,
non c’è un buon operatore, non c’è un
buon trattamento.
L’igienista non deve fuggire
di fronte alle reazioni aggressive, se pure difensive, che spesso
manifestano i pazienti con ritardo mentale grave: se strappono i
bottoni del camice, o tirano i capelli, o sputano o con un calcio
fanno volare Ia tavoletta del riunito, si deve solo imparare ad
essere più svelti (ma molto più svelti, perchè
loro sono imprevedibili) ed evitare che succeda.
Quando si conosce un problema,
si trova il sistema per evitarlo! Non possiamo arrabbiarci o “provare
a farli ragionare” o peggio arrenderci: è normale,
è il loro modo di comunicare o rifiutare una situazione.
Siamo noi che dobbiamo adeguarci a loro, non pretendere o sperare
che loro si adeguino a noi.
Quindi se sappiamo che Maria ci prende per il colletto del camice,
dobbiamo farle tenere le mani da un assistente; se Luigi ci guarda
dolcissimo e come un fulmine ci afferra Ia coda e tira, dobbiamo
mettere tutti i capelli sotto una cuffia; se sappiamo che Lia sputa,
dobbiamo metterci occhiali e schermo; se sappiamo che Alessandro
scalcia come un cavallo, allontaniamo Ia tavoletta e tutti gli oggetti
mobili e posizioniamoci ad ore sei rispetto a lui.
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Collaborazione
del paziente disabile durante il trattamento di igiene
Pazienti
collaboranti
Possono essere cosi definiti i pazienti affetti da:
- lieve insufficienza mentale; Ia loro collaborazione può
essere superiore al 50% o totale;
- non vedenti;
- non udenti.
Pazienti non collaboranti
Possono essere cosi definiti i pazienti affetti da:
- insufficienza mentale di grado media: collaborazione inferiore
al 50%;
- insufficienza mentale di grado elevato: collaborazione impossibile;
- impossibilità di mantenere una postura adeguata (tetraplegici,
spastici, atetosici);
- minorati plurisensoriali (sordo-cieco-muti con grave insufficienza
mentale).
II paziente disabile dal punto
di vista odontoiatrico può essere classificato in base al
grado di collaborazione che fornisce prima, durante e dopo il trattamento
di igiene professionale.
L’entità della gravità del disabile e della
conseguente menomazione è in genere rapportata al tipo di
collaborazione prestata dal paziente nel corso del trattamento.
Questi pazienti fluttuano da una collaborazione “totale”,
comunque sempre relativa alI’entità delI’handicap
e supportata da uno specifico approccio e adeguamento del trattamento,
alla più totale forma di non collaborazione.
Necessitano comunque di:
- presenza di un assistente che Ii aiuti a mantenere fermo il capo;
- presenza di un secondo assistente che tenga loro le braccia;
- utilizzo di costrizioni fisiche.
La collaborazione con questi pazienti è intesa in senso lato,
ha una collocazione molto ampia e soprattutto è considerata
tale se consente l’esecuzione della seduta di igiene professionale
anche con il ricorso a mezzi che esulano dal concetto letterale
del termine collaborazione.
Collaborazione attiva
e cosciente
Caratterizza colui che volontariamente e coscientemente si lascia
curare e magari collabora attivamente rispondendo alle richieste
dell’operatore: gira Ia testa, sciacqua, sputa, alza il mento,
resta fermo quando necessario e permette pazientemente di terminare
Ia prestazione. A questo gruppo appartengono i pazienti portatori
di lieve insufficienza mentale, i non vedenti, i non udenti.
Collaborazione passiva
È propria di colui che, nonostante l’incapacità
di collaborare attivamente, accetta l’intervento di un assistente
che lo guidi a Ia aiuti.
Collaborazione passiva,
obbligata
Caratterizza colui che è assolutamente incapace di controllo
psicomotorio e deve essere “neutralizzato” con costrizioni
fisiche che permettono l’esecuzione delle terapie senza causargli
alcun danno.
Collaborazione passiva
e semincosciente
Caratterizza colui che, pur portatore di grave insufficienza mentale,
spasticità, aggressività, incapacità di impugnare
qualsiasi oggetto, incapacità di sputare a sciacquare, se
sedato opportunamente dal medico responsabile dell’istituto,
se assistito da un operatore che gli regga il capo e da un operatore
che ne tenga fermo il corpo, può essere comunque curato.
A questo gruppo appartengono i
pazienti portatori di medio o grave ritardo mentale, con impassibilità
di mantenere una postura adeguata (tetraplegici, spastici, atetosici)
e minorati plurisensoriali (sordo-cieco-muti con grave insufficienza
mentale).
Naturalmente in questi casi aumenta il grado di difficoltà
per l’igienista, che trarrebbe enorme vantaggio dalla presenza
e dall’aiuto di una seconda assistente che aspiri, sciacqui,
passi gli strumenti, regoli Ia luce.
Tra i due estremi - collaborazione
e non collaborazione - esistono gradi intermedi di collaborazione
parziale, costante o intermittente; un esempio di collaborazione
fluttuante può essere rappresentato dai pazienti affetti
da ritardo mentale lieve, disturbi psichici, autismo e schizofrenia,
e dai pazienti Down.
L’esperienza comunque insegna che è buona regola non
dare mai niente per scontato: un paziente che oggi collabora, domani
potrebbe rifiutarsi di sedere sulla poltrona. Nello stesso soggetto
possono infatti verificarsi, per motivi apparentemente inspiegabili,
reazioni comportamentali fortemente discordanti tra una seduta e
l’altra o nell’ambito della medesima seduta.
Non per questo bisogna arrendersi
o abbattersi; al contrarlo, proprio per questo motivo Si deve essere
pronti a sfruttare al massimo la collaborazione, quando si presenta
favorevole.
L’abilità dell’operatore
consiste non solo nel riuscire a trattare i pazienti collaboranti,
ma ovviamente anche quelli dichiarati non collaboranti, nonostante
Ia scarsa collaborazione influisca negativamente sulla qualità
del risultato. II grado di collaborazione è legato al tipo
di handicap di cui soffre il paziente, ma molto spesso dipende anche
dall’incapacità o inesperienza dell’igienista
(handicap professionale).
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