Attività - Cura
[Prevenzione
- Cura - Mantenimento
-
Educazione Igiene Orale - Educazione
Alimentare - Attività Sociale]
-
Metodologia e cura dei pazienti disabili:
procedure tecniche nelle differenti sindromi
- Trattamento ambulatoriale
del paziente diversamente abile
- La prima visita
- Tecniche di controllo del paziente
- II trattamento odontoiatrico del diversamente
abile in analgesia-sedazione
- Pazienti che necessitano
di ospedalizzazione
- Ospedalizzazione del paziente disabile
- L’approccio anestesiologico
in odontoiatria per i soggetti disabili
- Controlli richiesti
- Condotta anestesiologica
Metodologia e cura dei pazienti disabili: procedure tecniche nelle
differenti sindromi
torna su
Le
notizie raccolte sulla cartella clinica del paziente ci permettono
di elaborare un giudizio diagnostico e un corretto programma di
intervento, che dovrà essere spiegato dettagliatamente ai
familiari. In effetti il piano di trattamento deve basarsi certamente
sulla patologia orale esistente da curare; ma deve altresì
far riferimento al grado di collaborazione del paziente e della
sua famiglia; in caso contrario non si parlerebbe più di
odontoiatria speciale ma di odontoiatria pura. La collaborazione
del paziente è influenzata da molteplici fattori, tra i quali
abbiamo Ia paura, l’ansia e l’angoscia. Ora, l’angoscia
rappresenta già uno stato patologico che richiede il ricorso
all’anestesia generale, però Ia paura e l’ansia
possono essere vinte facilmente seguendo un protocollo d’approccio.
La collaborazione, purtroppo, dipende anche dalla capacità
del paziente di mantenere ferma Ia testa o aperta Ia bocca e ciò
significa nella maggior parte dei casi che non riescono a controllare
i movimenti inconsueti e distonici, dover chiedere il consenso per
l’uso dell’apribocca e per Ia contenzione; in questo
ultimo frangente viene assai utile ricorrere all’aiuto dei
familiari, per quanto Ia loro presenza renda l’atmosfera meno
serena e più tesa per tutti quanti.
I suggerimenti che seguono non devono essere interpretati come ostentate
generalizzazioni da assurgere a teoria, ma devono restare semplici
indicazioni alla cura di pazienti, che richiedono sempre e comunque
una personalizzazione del protocollo terapeutico. Vi sono alcune
categorie di disabili ben definite come fenotipo, che presumono
impostazioni operative diverse. Esse sono:
1) Paziente con disturbo
autistico. Indubbiamente si tratta del tipo di paziente
che rende l’approccio iniziale quanto mai difficile, se non
impossibile. In genere pur avendo una scarsa igiene orale, si riscontra
una bassa incidenza di processi cariosi. Si curano in anestesia
generale, però può essere utile Ia sedazione qualora
si debba intervenire sul settore frontale o effettuare controlli
periodici.
2) Paziente con psicosi
depressiva. È preferibile consultare lo psichiatra
che lo segue prima di intraprendere qualsiasi tipo di manovra. Le
sedute devono essere brevi, poiché risulta difficile mantenerlo
tranquillo; deve essere continuamente rassicurato ed assecondato.
Quando appare intrattabile, si deve curare in anestesia generale,
sottoponendolo poi a controlli periodici.
3) Paziente schizofrenico.
È essenziale ottenere dallo psichiatra informazioni generali
relative al comportamento da assumere al cospetto di tali pazienti
ed in certi casi è inevitabile il ricorso all’anestesia
generale. È importante stabilire sin dall’inizio un
buon rapporto, che può indurlo a tornare, ma attenzione:
le sue reazioni sono quanto mai imprevedibili, perchè può
affezionarsi facilmente e altrettanto facilmente può arrivare
ad odiare. Non si può mai fare affidamento sulle promesse
di mantenere una corretta igiene orale, perciò le protesi
devono essere evitate il più possibile.
4) Paziente cerebroleso
ed encefalopatico. L’approccio risulta molto facile
dal punto di vista umano, poiché il paziente appare indifeso,
ma pone davanti a soluzioni difficili: Quante sedute potrà
sopportare? Qual’è l’urgenza? Si riuscirà
a lavorare nei setti posteriori? Ebbene, lo schema terapeutico dipende
molto dall’età del soggetto, dalla gravità della
patologia di base e di quella orale, dal grado di collaborazione,
quindi bisogna optare o per terapie ambulatoriali o per interventi
in narcosi. Generalmente I familiari accettano di buon grado l’una
o l’altra soluzione proposta. Per questi pazienti è
fondamentale effettuare controlli periodici e sedute di profilassi
ad intervalli di 3-4 mesi al massimo.
5) Paziente Down.
La carie rappresenta, per lo più, un problema dell’infanzia,
poi diviene importante Ia correzione della malocclusione ed il trattamento
della patologia parodontale.
Trattamento ambulatoriale del paziente diversamente abile
torna su
L’assistenza
odontoiatrica al portatore di handicap richiede metodi terapeutici
differenziati che devono essere modulati secondo le esigenze del
disabile stesso. Ancora una volta saranno il tipo di handicap e
il coefficiente di collaborazione a condizionare le varie metodiche
operative adottate, preferendo il trattamento ambulatoriale per
quei soggetti che presentano difficoltà da lievi a moderate:
incoordinazione muscolare, ritardo mentale, disturbi emotivi. È
bene evitare gli inconvenienti e i disagi dell’ospedalizzazione
quando in un paziente l’approccio e la messa in opera di adeguate
tecniche di controllo possono consentire un esito positivo in ambulatorio
odontoiatrico opportunamente attrezzato.
Le prestazioni ambulatoriali trovano spesso, nei soggetti handicappati
delle limitazioni oggettive in alterazioni del comportamento o in
deficit intellettivi o fisici che rendono questi pazienti indisponibili,
in modo relativo o assoluto, alla collaborazione con il medico.
Nei soggetti con rilevanti menomazioni psico-intellettive ci si
limita, di solito, a una visita stomatologica, talora forzosamente
sommaria, Ia quale offre, però
l’occasione di discutere con i genitori, delle condizioni
di salute orale di questi ragazzi. II coinvolgimento delle persone
che si prendono cura dei minorati mentali riteniamo sia di enorme
importanza, Ia loro presenza rassicurante e Ia loro collaborazione
permettono di effettuare delle visite più accurate e, talora,
nei pazienti più tranquilli e di cui si riesce a conquistare
Ia fiducia, effettuare anche esami radiologici come l’ortopantomografia
o piccoli interventi odontoiatrici; in seguito Ia loro responsabilizzazione
è irrinunciabile per Ia cura dell’igiene orale, il
corretto proseguimento della terapia e il mantenimento dei risultati
conseguiti.
L’indicazione nel rapporto ambulatoriale con i disabili è
di non usare mezzi particolari per superare l’eventuale ostruzione
al trattamento, che non siano quelli di un colloquio persuasivo
con iI paziente; non occorre usare psicofarmaci se non in casi particolari.
Nel caso specifico di disturbi legati esclusivamente alla motricità,
Ia collaborazione del paziente, indisponibile per motivi indipendenti
dalla sua volontà può essere ottenuta, solo dietro
valido consiglio dei genitori, con blandi mezzi di contenzione,
quali l’apribocca autostatico o l’applicazione di apposite
cinghie al poggiatesta e al capo, che impediscano movimenti involontari.
La prima visita
torna su
La visita iniziale è importantissima, perchè è
in questa occasione che si stabiliscono i programmi di trattamento
e di controllo. I ritardati mentali sono molto suscettibili al pre-condizionamento:
è consigliabile perciò porsi al loro livello in base
all’età mentale piuttosto che a quella cronologica.
II primo rapporto con il disabile si ha nella raccolta di dati anamnestici,
quindi è bene avere questo primo incontro al di fuori dell’ambulatorio
odontoiatrico, in un’atmosfera più rilassante. L’incontro
con un diversamente abile e con Ia famiglia deve essere il più
diretto e aperto possibile e quindi scevro da pregiudizi: I’odontostomatologo
che si dedica a questo particolare tipo di pazienti non deve avere
solo una idonea preparazione tecnico-operativa, ma anche psicologica.
L’operatore deve venire a conoscenza di tutti quei dati utili
ai fini del trattamento e della protezione del paziente. Si raccolgono
poi informazioni circa l’anamnesi odontoiatrica remota. È
saggio, infine, registrare oltre a tutte queste informazioni, anche
le manifestazioni emotive e comportamentali del paziente e dei genitori.
Si passa quindi alla visita nell’ambiente ambulatoriale: anche
questa deve essere finalizzata a criteri desensibilizzanti; si deve
dare al paziente l’impressione di un ambiente amico, soprattutto
per Ia disponibilità delle persone che si cureranno di lui:
il
paziente deve poter familiarizzare con il curante, con Io staff
e prendere coscienza della realtà operativa; successivamente
si passerà al contatto diretto con Io strumentario, dato
che al suo uso possono essere attribuiti significati simbolici malto
carichi.
Scopo della prima visita è, comunque, quello di formulare
un giudizio diagnostico corredato opportunamente da un’indagine
radiografica, al fine di poter programmare un piano di trattamento
adeguato che preveda anche l’uso di sedativi, mezzi di contenzione
o altri, utili a modificare il comportamento. Avuti questi dati,
si fisserà Ia seduta operativa che sarà possibilmente
unica, e si avvierà un accurato programma di prevenzione,
comprendente anche visite di richiamo.
Tecniche di controllo del paziente
torna su
Le tecniche da adottare con i pazienti handicappati più che
avere una funzione di “controllo”, hanno Io scopo di
rendere il paziente capace di cooperare quel tanto che basta per
effettuare il trattamento odontoiatrico nell’ambiente ambulatoriale.
La scelta del procedimento è condizionata dalle necessita
emotive e fisiche del paziente e dal tipo e dalla durata del trattamento
da effettuare. La tecnica del TLC(Tender Loving Care) può
costituire l’unica metodica da adottare in quei pazienti che
sono in grado di offrire una certa collaborazione. Quando questa
procedura non è sufficiente, Ia si potrà associare
ad altre tecniche quali l’analgesia relativa (R.A.) e Ia sedazione
cosciente. È importante però non tentare le tecniche
di controllo in serie, in ordine ascendente di efficacia, sia per
evitare ripetuti traumi, sia per non esporre il paziente ad inutili
rischi.
II trattamento odontoiatrico del diversamente abile in analgesia-sedazione
torna su
Di
notevole aiuto nel trattamento dei pazienti disabili sono le avanzate
tecniche di sedazione che soprattutto nei portatori di handicap
emotivo-mentale concorrono da una parte alla diminuzione della necessita
di ricorrere all’anestesia generale, dall’altro aiutano
iI paziente a desensibilizzarsi verso l’ansia nei confronti
della seduta odontoiatrica ambulatoriale. La sedazione con protossido
d’azoto è un’ottima metodica di approccio del
paziente. Non è sul suo effetto sedativo che bisogna contare,
ma sulla sua capacità di creare un contesto di collaborazione
e di piena fiducia tra medico e paziente, il protossido di azoto
è inutile nel caso ci siano problemi di comunicazione, come
nei bambini troppo piccoli o nei pazienti autistici.
Bisogna ricordare che non solo Ia non cooperazione del soggetto
è modificabile, ma il dentista ha a sua disposizione delle
tecniche che si dimostrano efficaci in tal senso. Si intendono le
metodiche di sedazione, psicologica e farmacologica, che agendo
sulla sfera emotiva del soggetto ne migliorano Ia cooperazione.
L’applicazione di queste metodiche ha permesso di ottenere
non solo risultati concettualmente validi quali quelli di non ghettizzare
alcuni pazienti costringendoli ad ambienti e terapie diverse dalle
persone normali ma ha consentito altresì di avviare con loro
un discorso pratico di prevenzione stomatologico e di ortodonzia.
La terapia sedativa dei disabili non è assolutamente una
semplice terapia farmacologica che vuole eliminare Ia reazione negativa
del soggetto, ma si avvale di tecniche di approccio e condizionamento
psicologico, che rappresentano oltre il 50% dell’impegno terapeutico
e ne condizionano il successo. Queste tecniche sono un perfezionamento
della sedazione nel bambino “difficile” che non accetta
le cure odontoiatriche e che richiedono per Ia loro riuscita un
buon livello di organizzazione e di esperienza. Le terapie sedative
ambulatoriali che il dentista può applicare in questi soggetti
si basano su 4 possibilità che devono essere usate in successione.
1)
Tender Loving Care
Con questo termine si intende un approccio alle cure odontoiatriche
affettuoso, tenero, ed attuato con grande gradualità: passo
a passo. Questo metodo parte dal principio che il diversamente abile,
pur avendo limitazioni neurologiche, psichiche o sensoriali è
tuttavia capace di sentimenti. Occorre saper volgere questi sentimenti
di ansia e paura verso l’affetto e la tenerezza. Per raggiungere
tale scopo dobbiamo sfruttare a pieno le capacità presenti
nel paziente: es. senso di imitazione, arte dei segni, ecc. È
un lavoro che richiede tempo e professionalità.
2) Premedicazione per
OS
Questa deve essere fatta con farmaci non depressivi della respirazione
e circolazione. Ottime sona le benzodiazepine e Ia idrossizina.
È indispensabile che il dentista si familiarizzi con questi
farmaci e ponga attenzione a ricercare un efficace dosaggio individuale
rispettando determinate modalità terapeutiche.
3) Mezzi coercitivi
Questi sono finalizzati ad impedire solo movimenti involontari.
A tal fine si rivelano utilissimi i genitori.
4) Sedazione cosciente
O altrimenti chiamata Analgesia Relativa, è attuata con alte
percentuali d’ossigeno e basse percentuali di N20 ed è
sempre accompagnata da tecniche di distrazione. L’R.A. è
una tecnica che provoca una alterazione della stato di coscienza
nel quale l’ansia e Ia paura sono eliminate e l’interpretazione
dello stimolo doloroso alterato. L’R.A. nel disabile è
ottima per vincere i disturbi emozionali. Di ogni soggetto si rileveranno
attentamente le condizioni fisiche e psichiche al fine di valutare
Ia sua idoneità nei riguardi della tecnica stessa.
È errato pensare
che II ricorso a questi quattro metodi abolisca il bisogno dell’anestesia
generale. Questa rimane sempre come ultima e valida alternativa
alla quale possiamo e dobbiamo ricorrere allorché i metodi
sedativi sono stati tentati e si sono rilevati insufficienti.
L’R.A. è non solo un successo medico ma altresì
un successo umano perchè significa offrire al paziente un
tipo di trattamento che Io avvicina ai soggetti normali.
Pazienti che necessitano di ospedalizzazione
torna su
Qualora
si riscontri l’assoluta assenza di collaborazione o l’impossibilita
fisica di collaborare è indispensabile dirottare il paziente
in una struttura ospedaliera, dove possa essere sottoposto alle
terapie odontoiatriche con ricorso a farmaci sedativi, protossido
d’azoto o anestesia generale.
I pazienti portatori delle seguenti
patologie sistemiche correrebbero gravi rischi se trattati ambulatorialmente:
• problemi cardiovascolari;
• problemi renali;
• immunodepressione farmaco-indotta;
• alterata coagulazione farmaco-indotta;
• diabete;
• alterazione della funzione respiratoria.
Questi pazienti assumono costantemente
farmaci che possono potenziare a interferire con quelli adoperati
nella sedazione cosciente (inalazione di protossido d’azoto),
o comunque determinare una risposta anomala a reazioni di idiosincrasia:
le loro funzioni vitali, soprattutto Ia respirazione, si possono
deprimere anche a bassi dosaggi e l’assenza di intubazione
tracheale rende rischiosa Ia procedura. Inoltre, le tecniche di
sedazione richiedono a collaborazione del disabile, per cui possono
essere attuate solo su pazienti con insufficienza mentale lieve.
Infine, le tecniche di analgesia-sedazione rendono indispensabile
ed irrinunciabile Ia presenza attiva e continua sul posto di un
anestesista (Perlman, Miller).
In tutti i casi di insufficienza
mentale di grado elevato, in alcune forme di atetosi e di emiplegie
o displegie con ipertonia muscolare e in tutti i casi in cui il
livello di collaborazione è totalmente assente, si deve ricorrere
all’anestesia generale per qualsiasi trattamento odontoiatrico.
II problema è di portata pluridisciplinare e richiede un
equipe odontoiatrica affiancata dall’anestesiologo e dal neuropsichiatra,
dato che il cerebroleso è sempre un paziente a rischio.
In campo ortodontico l’esperienza con i diversamente abili
non collaboranti è, specialmente con i gravi minorati psichici,
abbastanza sconfortante: anche nei casi limitati in cui questi soggetti
non rifiutano i vari dispositivi endorali, l’igiene precaria
e Ia complessa gestione del paziente pongono enormi ostacoli all’efficacia
del trattamento, nonostante la possibilità di eseguire alcune
manovre in narcosi. Le pratiche parodontologiche trovano, invece,
nell’anestesia generale, un’alleata insostituibile;
la narcosi permette un agevole impiego delle tecniche di detartaraggio
e curettaggio, l’eliminazione di fattori locali che favoriscono
la ritenzione e l’accumulo della placca batterica, gli interventi
gengivectomia-gengivoplastica nelle forme di gengiviti ipertrofiche
di così frequente rilievo tra questi soggetti. Parallelamente
agli interventi odontostomatologici in narcosi possono essere effettuati
anche esami clinici e strumentali per problemi di pertinenza otorinolaringoiatrica,
oculistica, neurologica, ecc.
II ricovero nella struttura ospedaliera
comporta purtroppo il rispetto di un inesorabile e spietato protocollo;
Ia difficoltà maggiore è rappresentata dal rispetto
dei tempi e delle procedure necessarie: esami di laboratorio, radiografia
del torace, elettrocardiogramma, Ia cui esecuzione spesso costringe
il paziente disabile a trasferimenti indaginosi e Iunghe liste d’attesa,
nelle diverse strutture competenti. Tutto ciò rappresenta
ovviamente un nonsense: questi pazienti dovrebbero avere sempre
diritto di precedenza assoluta, tanto più se in situazioni
di emergenza.
Inoltre le terapie eseguibili nella sanità pubblica sono
esclusivamente quelle estrattive e di rimozione del tartaro, mentre
non sono previste terapie riabilitative, per le quali il paziente
deve rivolgersi a strutture private, con impegno economico spesso
non affrontabile.
Anche nel reparto ospedaliero di Chirurgia Maxillo-Facciale il paziente
disabile deve rispettare una lista d’attesa: ma se è
in una fase acuta come un ascesso dentale, il fatto di dover attendere
settimane in lista d’attesa prima del ricovero lo costringe
a prolungare Ia sofferenza, spesso inespressa per inabilità,
o altre volte manifesta, con gravi conseguenze sul comportamento
e sulla nutrizione, con l’obbligo di assumere antibiotici
ad ogni recidiva e con tutte le ripercussioni negative facilmente
immaginabili.
Purtroppo gli interventi odontoiatrici
su questi pazienti troppo spesso avvengono esclusivamente in condizioni
di urgenza, non per prevenzione, ma per risoluzione tardiva di problemi
trascurati, le cui conseguenze risultano essere:
• Ia mutilazione;
• Ia progressiva edentulia;
• Ia limitazione della funzione masticatoria;
• turbe della fonazione;
• l’aggravamento del degrado estetico.
Ospedalizzazione del paziente disabile
torna su
II soggetto sarà ricoverato
Ia sera precedente al giorno stabilito per l’intervento, corredato
dei dati anamnestici e dei risultati degli esami di laboratorio
richiesti. Fin dal suo ricovero, saranno somministrati al disabile
farmaci ad azione sedativo-ipnotica per facilitare il riposo notturno.
Ovviamente si useranno gli stessi medicinali abitualmente impiegati,
specie quelli ad azione anticonvulsionante, che in nessun caso presentano
interreazione con gli agenti anestetici.
Si deve autorizzare il sanitario
a precedere entro certi limiti, ad effettuare il programma terapeutico
a sua discrezione, in quanto il piano di trattamento non può
essere preventivamente elaborato, data l’impossibilità
di raggiungere una diagnosi definitiva per l’insufficiente
collaborazione del paziente.
È molto importante Ia presenza
dei parenti del disabile, sempre per il rapporto di fiducia intercorrente
tra loro, che può evitare le reazioni del minorato, difficilmente
prevedibili, di fronte all’ambiente di cura. Sempre in presenza
dei familiari verrà somministrata, un’ora prima della
seduta, Ia pre-anestesia, e solo dopo aver raggiunto lo stato di
incoscienza del soggetto, questi verrà trasferito in sala
operatoria. Se non si presentano complicanze il paziente verrà
dimesso nell’arco di 24/48 ore.
L’incontro tra Io psicologo del centro ed i familiari del
paziente ha lo scopo di contenere le loro ansie in relazione alla
seduta operatoria e secondariamente il proporre le necessarie strategie
comportamentali al fine di creare nel nucleo familiare un’atmosfera
di collaborazione.
L’approccio anestesiologico in odontoiatria per i soggetti
disabili
torna su
La conduzione anestesiologica
nei pazienti disabili ha un iter diverso a secondo di alcuni fattori
dipendenti dalla patologia che ha determinato l’handicap del
paziente, dall’ambiente da cui proviene (casa o istituto)
e dalle distanze chilometriche dal proprio domicilio al nosocomio.
In base a queste variabili esogene ed in base alI’entità
dell’intervento si distinguono tre tipi d’approccio
anestesiologico:
1. Assistenza al paziente in anestesia
tronculare;
2. Assistenza al paziente sedato con anestesia tronculare in aggiunta;
3. Paziente in anestesia generale.
II protocollo di preparazione
all’intervento dipende dall’entità dell’intervento
stesso e quindi dal tipo di condotta anestesiologica prevista.
Protocollo di preparazione all’intervento in rapporto all’anestesia.
Nel caso il tipo d’intervento richieda una semplice assistenza
anestesiologica per il paziente non sedato viene eseguita una visita
pre-anestesiologica. Nel caso di paziente sedato od in anestesia
generale verranno inoltre richiesti ulteriori controlli da eseguire
possibilmente quindici giorni prima del ricovero, esternamente al
nosocomio, su richiesta dellanestesista. La visita pre-anestesiologica
è molto importante, non solo per Ia programmazione dei controlli
da richiedere, ma anche per un approccio psicologico con il paziente
là dove è possibile, ma soprattutto con Ia famiglia,
da cui si raccolgono notizie importanti sullo stato generale, e
con cui si crea un rapporto di fiducia e di collaborazione. La visita
pre-anestesiologica (possibilmente in concomitanza della prima visita
odontoiatrica) deve essere eseguita quindi in presenza di un familiare
adulto o tutore a cui verrà fatto firmare il consenso informato.
Controlli richiesti
torna su
• Esami emotochimici di
ruotine (ercocromo, PCE, N. di DIBUCAINA, fibrinogeno, PT, PIT,
CPK, ozotemia, glicemia, HCV, HIV, HBs Ag, gruppo sanguigno e loliore
Rh, esome
urine).
• Esami strumentali (ECG,
Rx torace et eventuali).
• Visita neurologica o psichiatrica per Ia valutazione del
grado di collaborazione e dei donni centrali e/o periferici.
• Visita cardiologica e/o internistica.
Verranno richiesti all’interno
del nosocomio esami di utilità specifica come il dosaggio
farmacologico in caso di terapie neuro-psichiatriche, o come i test
allergologici di particolare rischio per il paziente.
Condotta anestesiologica
torna su
Rivalutazione complessiva del paziente e degli esami eseguiti, al
momento del ricovero.
• Prescrizione della
premedicazione da eseguire un’ora circa dall’intervento
sia essa i.m. sia per os.
• I farmaci utilizzati sono: benzodiazepine, analgesici maggiori
e neurolettici.
• Incannulamento di un vaso periferico.
• Monitoraggio pluriparametrico: ECG. PA. St02. T.
• Induzione all’anestesia con: antropina 0,01 mg/Kg
Fentanyl.
Propofol 10mg/Kg o TPS 6mg/kg. Mivacurio o Vecuronio secondo i dosaggi
indicati.
• Intubazione rino-tracheale o dove impossibile per situazioni
anotomiche e/o mal formative del paziente lOT con tubo armato.
• L’anestesia verrà condotta con miscela 02/N20/Sevorane
o 02/N20 e Propofol in pompa 4mg/Kg/h.
• Mantenimento del monitoraggio pluriparametrico anche al
termine dell’intervento se non vi è il completo ripristino
della coscienza. Estubazione da eseguire dopo Ia ripresa del respiro
spontaneo, ma prima del completo risveglio per ovviare alle note
complicanze soprattutto nei pazienti pediatrici.
• II paziente dovrà essere controllato nel post-operatorio
e le dimissioni avverranno a discrezione dell’anestesista.
• La terapia analgesica e antibiotica verrà prescritta
a secondo dei casi.
[Prevenzione
- Cura - Mantenimento
-
Educazione Igiene Orale - Educazione
Alimentare - Attività Sociale]
SIOH - Società
Italiana di Odontostomatologia per Handicappati - Delegazione Calabria
Per una vostra donazione: |
c/c postale N° 17648874
intestato a SIOH Delegazione Calabria - Paola |
c/c bancario N° 831371- Banca Popolare
di Crotone - ABI 05256 - CAB 80850 |
|